venerdì 30 gennaio 2015

L'Isola bella

Il viaggio in Sicilia è un viaggio d'amore. E' un viaggio nella poesia dei suoi paesaggi, nelle rime dei suoi fiumi, nella accogliente generosità della terra e nella irriverente audacia del mare, nel mistero dei luoghi nascosti allo sguardo...Il viaggio in Sicilia è un viaggio nella Bellezza.


Sai tu l'isola bella, a le cui rive
manda Jonio i fragranti ultimi baci,
nel cui sereno mar Galatea Vive
e sui monti Aci?
Amor fremono, amore, e colli e prati
quando la Ennea dai raddolciti inferni
torna col fior dei solchi a i lacrimati
occhi materni.
Amore, amor, sussurran l'acque, e Alfeo
chiama nei verdi talami Aretusa
ai noti amplessi, ed al concento acheo
l'itala musa.

G. Carducci, Primavere Elleniche

giovedì 29 gennaio 2015

Vènicci a Schisò...

Naxos-Schisò con l'Etna sullo sfondo
Foto tratta dalla pagina Facebook "Il giornalino di Schisò"


"Quannu jù moru vènicci a Schisò 
nta na notti d'austu comu a chista,
ca li schiggi allimati di l'ojetra
a la luna cci perciunu lu cori.
Lu mari agghica di luntanu e sbroma 
rèpiti longhi d'amanti ammucciati
sutta linzoli d'àlichi di sita
e mentri l'ascutamu, ahiahi,
lu pedis'affunna nta la rina
e non putemu cchiù fujiri e pir chistu n'abbrazzamu,
ni strincemu, mpazzuti, ni mplicamu,
stanchi ni pircantamu nta la ribba
a 'scutari la storia di lu mari.
E lampari ca scociunu tunnina.

Quannu jù moru venicci a Schisò
nta na notti d'austu comu a chista,
jisa la canna e attizzacci la vita
nta l'occhiu a lu palàmitu firutu
ca sbattulìa supra la ribba giarna
e ribbugghi di sancu la scumazza.
E lampari ca scociunu tunnina.

Quannu jù moru venicci a Schisò
nta na notti d'austu comu a chista
a chianciri lu chiantu di li stiddi
ca tummanu nta l'acqua arrisagghiata
a nova spirlucenza, allaricannusi,
macchia d'oghiu assajata di cardùbbuli.
E lampari ca scociunu tunnina.

Sulu nta la pupidda to gilestri
la Puddara è mimoria di lu celu!
Quannu jù moru venicci a Schisò
nta na notti d'austu comu a chista,
a sparmari la trizza sutta un ramu
di calìppisu, a sentiri la vuci
nostra ca mpiducchiata nta li fogghi
tesci fulinia spana di silenziu
ca si sciogghi a riciatu di gricali.
E lampari ca scociunu tunnina.

Quannu jú moru venicci a Schisò
nta na notti d'austu comu a chista
ca ntra lu scàtti di lu manzijornu
a ntunari la brogna nta la vampa
di lu suli mirìu.
Ricogghi tutti li pisci di lu mari pi cuntaricci
tra na risata e n'autra la storia
di ddu pazzu d'amanti, c'ogni sira
a ribba di lu mari di Schisò,
abbrazzatu cu tia, o Jàjita Azzola,
cuntava stiddi e peni, peni e stiddi."




mercoledì 28 gennaio 2015

"LI GUAI RI LU LINU"

Iu patirria li guai ri lu linu,
tagghiatu tuttu, poi stisu a lu chianu,
poi mazziatu e fattu finu finu,
senza chi ni ristassi nu filu sanu,
poi fattu matapolla e musulinu,
poi fazzuletti pri li vostri mani:
d'accussì sulu vi staria vicinu
e no ca v'è guardari di luntanu!

Nino Martoglio, Centona, "Tidda"

Le parole d'amore del poeta e commediografo siciliano Nino Martoglio riassumono con poetica efficacia le "sofferenze" che il lino doveva affrontare nelle varie fasi della sua lavorazione.
In Sicilia il lino veniva seminato nel tardo autunno. Quando fioriva, in primavera, i campi si tingevano d'azzurro "come laghi bellissimi dove si specchiava il cielo più terso". Dopo aver raggiunto la maturazione, gli steli venivano strappati dalla terra, riuniti in fasci e fatti essiccare al sole. Seguiva poi la fase della sgranellatura, nella quale gli steli venivano separati dai semi battendoli su una lastra di marmo (na bbalata) con una mazza di legno ( u mazzuocculu). Privati dei semi gli steli venivano posti a macerare nei nachi (dall'arabo naq'a(h), culla), fosse ricavate lungo il greto delle fiumare, in cui l'acqua era stagnante o fatta scorrere a lento regime. La macerazione, che durava tra gli otto e i dieci giorni, serviva a favorire la fermentazione e la decomposizione delle sostanze peptiche e la liberazione delle fibre. I fasci di lino venivano poi sottoposti alla gramolatura, alla pettinatura e alla scotolatura. Alla fine di tutti questi "sbattimenti" si ricavava un fascio di fibre lunghe e sottili che veniva annodato a formare una matassa dalla quale il lino veniva filato per la tessitura dalle donne più anziane ed esperte.

Tratto da "Alla ricerca delle radici, Enzo Romano, Armando Siciliano Ed., Messina 1999 






venerdì 7 novembre 2014

"Compagni di Cammino" in Sicilia

Il 16 Novembre sbarca in Sicilia la Compagnia dei Cammini. Dopo l'incontro con il Sindaco pacifista di Messina, Renato Accorinti , è prevista una camminata collettiva che avrà come punto di partenza Sant'alfio Catanese, presso la "Casa di paglia-Felcerossa", e si concluderà a Monforte San Giorgio nel messinese. L'evento, aperto a tutti, si svolgerà in otto tappe e attraverserà gran parte del territorio dei Monti Peloritani. Le 15 guide, in compagnia di quattro ciuchini e di tutti coloro che vorranno condividere questo cammino,  incontreranno le realtà più virtuose e "pulite" della Sicilia Nord-Orientale. Parteciperanno attivamente l’Arcipelago Siqillyah, e la rete dell’economia solidale dell’isola,   il progetto Lo faccio bene Cinefestival,  L’Italia che cambia; l’associazione Libera; gli Amici del Fortino di Messina. Alla fine di ogni giornata, verrà proiettato un documentario del progetto Lo Faccio Bene Cinefestival.
Un'ottima occasione per incontrare la Sicilia che conta davvero!


lunedì 3 novembre 2014

VieWWOOF Sicilia



Lo scorso 26 Ottobre, anche in Sicilia, ha preso ufficialmente il via il progetto VieWWOOF. Il progetto, che rientra nella più ampia iniziativa "Ammappalitalia", ideata e realizzata da Marco Saverio Loperfido, fa capo all'associazione WWOOF Italia e si propone di individuare e mappare percorsi naturalistici, o di particolare valore storico-antropologico, al fine di collegare tra loro le fattorie associate presenti sul territorio italiano. Si tratta di vie da percorrere a piedi, in bici o in compagnia di animali, riscoprendo un  viaggiare lento, quasi meditativo, in armonia con l'ambiente naturale che si attraversa. Un modo dolce e più autentico di vivere paesaggi agrari e storie di quell'Italia forse meno conosciuta ma che mantiene inalterato il suo fascino. VieWWOOF è inoltre un'ottima occasione per entrare in contatto con le fattorie biologiche e conoscerne le realtà produttive.

"Camminare vuol dire coltivare il territorio"

In Sicilia la prima ViaWWOOF si snoda lungo la Valle del Simeto, nel territorio di Paternò, in Provincia di Catania. Il percorso mappato collega la fattoria "La casa delle Acque" con la "Masseria San Marco", realtà attive  nella pratica e diffusione dell'agricoltura biologica ma che propongono anche ospitalità, incontri didattici e laboratori di educazione naturalistica e agro-ambientale. La Via segue per buona parte un sentiero lungo il greto del fiume Simeto e si allaccia, poi, alla antica "Via dei Mulini". Tutto il territorio circostante è infatti percorso da numerose saie (piccoli ruscelli) che un tempo animavano le ruote dei mulini. Lungo il percorso si possono inoltre osservare le Salinelle, fenomeni vulcanici di natura secondaria che si originano dalla risalita delle acque. Nelle vicinanze sono presenti i resti dell'antico ponte romano di Pietralunga, sito nell'omonima contrada.

Qui è possibile visionare il percorso con la relativa descrizione e traccia gps. 

venerdì 17 agosto 2012

La Carlina "Mmazzacugghiuna"

Il simpatico nome popolare siciliano di questa pianta ('mmazzacugghiuna) deriva dal fatto che l'infiorescenza spinosa coincide con l'altezza del cavallo dei pantaloni. Così, quando ancora i contadini si piegavano per zappare i loro campi, capitava molto spesso che venissero punti nelle parti intime da questa pianta spinosa e impertinente. Il nome scientifico è Carlina Acaulis della famiglia delle Compositae e si tratta di una piantina molto comune in montagna , sui prativi secchi e sui luoghi petrosi. In antichità era molto famosa per la presunta attribuzione di aver guarito Carlo Magno. Oggi non viene più usata in erboristeria ma, durante l'estate e sempre rispettando molti esemplari, si possono raccogliere i giovani  capolini fioriti che, privati dei fiori e delle brattee, si possono mangiare preparati alla stregua dei carciofi. La Carlina è inoltre famosa per le sue proprietà di rudimentale igrometro, da cui le deriva anche il nome di "Segnatempo". I capolini sono infatti molto sensibili all'umidità e si raggrinzano "a palla" quando sono umidi e si distendono di nuovo una volta secchi.

domenica 22 luglio 2012

Piante e fiori di Sicilia: L' Arvulu Cacciadiavuli

Negli articoli che seguiranno ho deciso di dedicare uno spazio alle piante "tipiche" della Sicilia. Descriverò così alcune delle piante spontanee, alberi o fiori che crescono sul territorio siciliano indicandone ubicazione, caratteristiche, proprietà  e curiosità sui loro nomi o vicissitudini. Mi piacerebbe che  questa rubrica, come il resto del blog, fosse uno "spazio condiviso" in cui ognuno possa, attraverso i commenti, condividere esperienze, aneddoti, o racconti personali in merito alle piante descritte. 

Apro questo nuovo spazio con un post sull' Abete dei Nebrodi, albero bellissimo ma che purtroppo rischia l'estinzione. 
Si tratta di una tipologia di abete risalente probabilmente al periodo Terziario e discendente dall'abete bianco. I pochissimi elementi sopravvissuti si trovano sulla catena montuosa delle Madonie tra i 1000 e i 1500 metri. Il nome popolare siciliano (Arvulu Cacciadiavuli) deriva dalla tradizione cristiana per l'uso che San Filippo d'Agira (piccolo comune in provincia di Enna) ne faceva per "cacciare" via il demonio dai corpi dei fedeli. Altri nomi popolari con cui è conosciuto sono "Arvulu di San Filippu" o "Arvulu cruci-cruci".